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Il cuore del problema

6 Maggio 2024

Non lo faccio più tanto spesso, ma voglio, sento, devo per forza scrivere due righe sull’ennesima polemica derivante dalle affermazioni del Generale Vannacci.

Perché guardo e riguardo, leggo e rileggo, ma poi più ci penso e più mi convinco che il problema non è Vannacci – e non lo sono neanche le tesi da brividi che porta avanti da tempo e che, guarda caso, gli sono valse una candidatura con la Lega alle Europee di giugno – no, il vero problema è che di Vannacci, nel nostro paese, ce ne sono sempre di più.

Quelli che vedono la società come un luogo che deve escludere, quelli che pensano che la vita sia una gara in cui o arrivi primo o è giusto che tu venga lasciato indietro, quelli che credono che sia giusto che tu abbia maggiori opportunità solo perché sei nato in un luogo preciso o in una famiglia ricca, quelli che butterebbero a mare chiunque pur di stare più comodi.

Il problema è la visione del mondo

Il punto è tutto qui: adottare una visione del mondo in cui vige la legge del più forte e nella quale conta solo arrivare primi, oppure dare a tutte e tutti le opportunità che meritano, colmare le diseguaglianze, eradicare il razzismo, l’omofobia, l’abilismo, scardinare il patriarcato e costruire un futuro diverso e più green.

Prendiamo la scuola, ad esempio. Sbagliamo se pensiamo che l’idea che debba essere “un’istituzione dura e selettiva” – per dirla con le sue parole – appartenga solo a lui. Così come sbagliamo se pensiamo che l’idea da brividi delle classi separate sia una sua pensata.

Ma noi, di una scuola pronta con la tagliola a far fuori chi non raggiunge gli standard, chi non è perfetto e chi non piace cosa ce ne facciamo?

Un modo diverso di pensare al futuro

E invece la vita non è una gara e la scuola non è, non può e non deve essere quella roba lì. La scuola è luogo di cultura, di apertura, di crescita delle cittadine e dei cittadini del domani.

Come è possibile non capire che la scuola non è una pista di atletica – per rimanere sulle affermazioni del generale – ma uno spazio in cui condividere, confrontarsi, imparare e soprattutto crescere? Cosa vuole farne, caro generale, delle persone con disabilità? Cosa vuole farne di noi?

E ogni volta che leggo qualcuno proporre le classi separate (una volta per gli stranieri, oggi per le persone con disabilità) sento il nervoso stringermi come una tenaglia.

Generale, mi risponda per favore. E voi, migliaia di generali Vannacci, rispondetemi. Per cortesia.

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